L’Unione europea si prepara ad avviare un dibattito politico dal profilo pragmatico sul futuro dei rapporti con il Venezuela, riflettendo sulla possibilità di revocare le sanzioni in vigore contro Delcy Rodríguez, attuale presidente ad interim di Caracas ed ex braccio destro di Nicolas Maduro. La proposta sarà formalmente avanzata dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas ai ministri degli Esteri dell’UE nei prossimi giorni.

La mossa segue l’iniziativa dell’José Manuel Albares, che a nome di Madrid ha spinto per un “nuovo approccio” nei confronti di Caracas, suggerendo che un segnale diplomatico concreto potrebbe favorire un clima di fiducia rinnovato tra UE e autorità venezuelane.

In conferenza stampa al termine dell’ultimo Consiglio Esteri a Bruxelles, Kallas ha confermato che presenterà ai colleghi la proposta di sollevare le restrizioni – in particolare il divieto di ingresso nel territorio europeo e il congelamento di beni – che colpiscono Rodríguez come presidente in carica. Tuttavia, ha avvertito che la decisione richiederà l’unanimità tra i 27 Stati membri e non è ancora scontata.

Tra realpolitik e diritti umani

La diplomatica ha reso l’idea di una linea politica su due binari: da una parte il passo immediato sulla revoca delle sanzioni individuali; dall’altra una discussione più ampia su come ridefinire il rapporto UE–Venezuela, con l’introduzione di “parametri di riferimento” e condizioni chiare da parte venezuelana affinché Bruxelles riesca a compiere ulteriori passi di avvicinamento.

La ragione di questo ripensamento sta, secondo gli sponsor dell’iniziativa, in alcuni segnali positivi recentemente emersi da Caracas. Uno dei più citati è il rilascio di cittadini europei considerati “prigionieri politici” e approvato da una legge di amnistia varata dall’Assemblea venezuelana, che ha liberato centinaia di detenuti. Questo gesto è stato indicato da Madrid come prova di un cambiamento potenziale nella gestione interna e nei rapporti internazionali.

Il quadro delle sanzioni Ue

Le sanzioni europee sono state introdotte tra il 2017 e il 2018 e colpiscono attualmente 69 individui ed entità, inclusi membri dell’oligarchia chavista accusati di gravi violazioni dei diritti umani e di aver minato lo Stato di diritto. Tra queste misure figurano sia strumenti individuali – come restrizioni di viaggio e congelamenti patrimoniali – sia un embargo sulle esportazioni di armamenti. L’ultimo rinnovo risale al 2025, con validità fino al gennaio 2027.

Critici dell’iniziativa avvertono che una revoca delle sanzioni senza condizioni chiare potrebbe indebolire la posizione dell’UE come promotrice di democrazia e diritti umani in America Latina. D’altra parte, i sostenitori sostengono che, in un contesto geopolitico segnato da competizione di influenza tra grandi potenze, l’Europa non può permettersi di restare ai margini del processo politico venezuelano, soprattutto dopo gli ammorbidimenti istituiti da Caracas.

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